Il Profeta recensione film!

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TRAMA
Un film di Jacques Audiard con Niels Arestrup, Gilles Cohen, Adel Bencherif, Tahar Rahim. Il romanzo criminale secondo Audiard.
Il diciannovenne Malik El Djebena, viene condannato a 6 anni di carcere.

Entra in prigione con un carattere fragile, impaurito, classico di un ragazzo della sua età, senza nessuna “protezione” da altri clan. Non sa leggere e nè scrivere. Non ha nulla con sè quando entra nella casa circondariale che lo dovrà ospitare, dei vecchi vestiti buoni solo per fare stracci, una banconota ripiegata e ben nascosta, solo un paio di scarpe da ginnastica che gli saranno rubate dai compagni di prigionia nel giro di pochi minuti.

Per riuscire a sopravvivere, cerca di essere “il servo” di un boss del clan Corso Luciani. Fingendosi un omosessuale, aggancia un algerino e compie il primo omicidio come rito d’iniziazione. Da qui svolge per suo conto varie missioni, tra le quali quelle più umili; la pulizia della cella, la cucina, ma nonostante questo comprende che è l’unica strada da percorrere per uscire illeso durante gli anni che ha davanti a sè.
Tutto ciò lo rende versatile e incomincia a sfruttare le conoscenze autodidatta, iscrivendosi alla scuola e comprendendo che può ampliare la sua strada: dai corsi prende la copertura, dei marsigliesi diventa amico, dagli arabi acquista fiducia, inizia a diventare duro, capace e sfruttatore di possibili occasioni che gli si presentano.
I compagni di galera prendono a definirlo un profeta, perché lui è quello che parla, che porta i messaggi dentro e fuori, in quanto grazie alle guardie che sono soggiogate dai corsi, inizia a prendere permessi utilizzati solo per fare il paciere, il consigliere, l’amministratore e il consulente della malavita. Ma colui che gli si presenta davanti è sempre il fantasma del primo algerino che ha ucciso, che gli si siede accanto durante la notte, gli parla come se fosse il grillo con pinocchio, in effetti in lui è presente il rimorso di coscienza per aver ucciso una persona solo per se stesso, per sfruttare l’occasione di sopravvivere! E come gli si può dare torto! Un 19 enne che entra in carcere e rischia di essere sempre violentato, sfruttato ucciso di botte, quando gli si presenta l’occasione per fare strada e non rinunciare alla propria vita non ci pensa due volte.
Egli fa grandi cose, come se avesse una missione, la quale inizialmente è quella di uscire indenne dal carcere, ma successivamente comprende che è anche la strada giusta per salire ai vertici del potere.
Luciani ribadisce la sua egemonia ma Malik, di fatto, è sempre più forte e audace. Nel terzo permesso il boss corso gli chiede di uccidere il suo capo Mercaggi. Ma anziché ucciderlo, il giovane intraprendente lo rapisce, innescando una guerra interna che porta i corsi all’autodistruzione e Luciani all’isolamento definitivo. Tornato in carcere Malik è ormai un leader tra gli arabi e non riconosce più il boss che l’aveva “creato”.
Intanto era diventato amico del suo professore Ryad, che diventa anche il collega criminale.
Una volta uscito, si comprende dagli uomini che lo attendono fuori, dalle auto, che è diventato un leader da proteggere.
“Il” profeta che il titolo italiano dichiara, ma è “un” profeta capace di comprendere il mondo che lo circonda, acquisirne le regole e ribaltarle a proprio vantaggio, sebbene non le condivida nel proprio codice genetico.
Un capolavoro premiato con trenta premi internazionali (tra cui 9 Cesar e il Gran Premio della Giuria a Cannes 2009)

MIE CONSIDERAZIONI
Adoro questo film e voglio presentarvi Il Profeta recensione film! l’ho visto ben tre volte. Mi piace la storia, l’attore è bravissimo, i suoi occhi non sono lo specchio dell’anima, per quanto sono cupi, è impossibile comprendere cosa gli stia passando nella mente, il ruolo è completamente azzeccato.
Il classico bravo ragazzo con la faccia d’angelo ma l’anima forte e da demonio, capace di scalare i gradini e diventare sempre più forte.
Il film dimostra che la prigione a volte non può essere correttiva, anzi una persona se entra non mafiosa, lì dentro può diventarla, in quanto è un altro mondo con le sue leggi e a volte bisogna sottostare e cambiare le proprie ideologie e principi se si vuole vivere: gli scambi di favori dentro e fuori esistono e sono sempre esistiti ovunque. Al posto di una redenzione, un ragazzo normale impara proprio in prigione a delinquere.
Man mano l’interno diviene un tutt’uno con il mondo esterno.
Il protagonista riesce ad essere double-face:si collega con la criminalità corsa, araba e marsigliese, ma non è con nessuno di essi, vuole la propria personalità creando un giro personale in cui gli altri si devono associare a lui e non viceversa.
Un progetto astuto che diventa geniale, riesce a scavalcare tutte le gerarchie.
Nonostante la presenza di scene violente, lo considero piu’ un film mentale, psicologico, con musiche di sottofondo che sembrano cercare di dare la calma ed evidenziato il progetto da raggiungere tramite appunto strategie personali .
La prova i Tahar Rahim è semplicemente perfetta. Il film è lungo, ma lo segui con attenzione senza annoiarti, una bellissima parabola di scalata criminale.

La visione del carcere che ci propina Audiard non è di certo la più rosea e forse neanche la più realistica: guardie carcerarie in balia di gang di carcerati, violenza a tutto spiano, omosessualità omicidi impuniti, detenuti che in permesso per buona condotta
compiono crudeltà e omicidi.
Il film racconta che la realta’ e’ questa, Duro da digerire.
‘Epico come Il Padrino”, ”Merita un posto tra i migliori crime movies mai girati”, commenti che ho letto con i quali concordo in pieno, lo considero un vero e propio capolavoro


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