Cella 211 : recensione film

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Cella 211 : recensione film

TRAMA
Duro atto d’accusa contro il carcere infame e i carcerieri duri.
Il film inizia con immagine tragiche e violente, che anticipano la morale : un detenuto si taglia le vene suicidandosi nella cella numero 211 di un carcere spagnolo.

Juan Oliver si presenta con un giorno d’anticipo sul primo turno di guardia nella struttura, per dare buona impressione ai colleghi e ai capi. Ma questo gli costerà caro: nello stesso momento è in atto una rivolta dei detenuti e per destino o casualità si ferisce involontariamente la testa e viene sistemato dai colleghi ,che gli stanno mostrando il carcere, nella cella 211 per i primi soccorsi!
Destino: perchè non è stato portato in infermeria? Proprio in questo momento accade il finimondo, viene abbondanato semisvenuto e quando si risveglia si ritrova nel bel mezzo della rivolta. Si rende conto che l’unica via di uscita è quella di fingersi un detenuto che è stato trasferito quel giorno stesso per accusa in omicidio.
Da qui un vortice di vicende che lo portano ad instaurare un rapporto di amicizia con i capi e tutti gli altri . Riesce a sfruttare la sua intelligenza, dimostrando a se stesso che per salvarsi la vita, l’uomo fragile è diventando duro e coraggioso.
Cerca in vari modi di trasmettere informazioni al direttore e secondini tramite un walkie o le telecamere. Nel frattempo vengono presi in ostaggio nel carcere dei terrorristi e si richiede uno scambio: il loro rilascio alle guardie in cambio di leggi e condizioni migliori nella vita dura del carcere. Alla fine sono leggi di diritto: anche se sei un detenuto, sei una persona e hai tutto il diritto di mangiare, socializzare e non essere chiuso, in solitudine, con pane e acqua, senza igiene e riempito sempre di botte dalle guardie.
Una trattativa che risulta essere lunga e difficile.
Il film gira attorno alla figura di Malamadre che risulta essere il capo,ma non così’ duro e spregevole come sempre, che instaura una profonda amicizia con Juan, il portante del film.
Ma tutto deve ancora accadere: fuori le mura si sono riuniti tutti i parenti dei detenuti, fra cui la moglie di Juan, Elena, che è incinta e accade l’inevitabile. L’episodio sarà la causa che farà diventare l’uomo duro e spregevole, ad essere il peggiore dei delinquenti,il leader della rivolta che lo porta a sgozzare le guardie….
Infatti il film non altro che un racconto in flash back durante il processo dopo l’accaduto. Il titolo “Cella 211”: la cella dei suicidi inevitabili.
Ma il finale l’ho riassunto per non dirvi altro!

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MIA OPINIONE
Una pellicola dura, che entra direttamente nel vivo senza troppi fronzoli o cornici varie.
Il debole che diventa capo carismatico per difesa e vendetta, si dimostra essere molto forte. Personaggio interpretato in modo eccellente!
Argomenti come le condizioni carcerarie e la denuncia della violenza istituzionale, le questioni diplomatiche con il governo basco, vengono messi in evidenza sprettale e ti fanno innorridire.
La storia è lineare e semplice da seguire, ma nello stesso tempo ti ammalia e ti mantiene incollato allo sguardo: due mondi opposti e naturalemente vengono messe in evidenza la cattiveria delle istituzioni e il senso della sopravvivenza dei detenuti.
Indimenticabile lo sguardo fiero e magnetico di Malamadre – Luis Tosar, che vuole essere serio e cattivo, ma anche profondamente intelligente. Perchè ad un certo punto comprende che Juan è un agente infiltrato, ma nello stesso tempo si rende conto che è passato dalla sua parte e non fa niente per fargli male, anzi lo sostiene e protegge.
Questo film è rivolto ad un pubblico abituato a vedere scene forti, crude, violente. Ti rendi conto come i carcerati vengono abbandonati a se stessi, costretti a vivere in situazioni pietose di isolamento, di umiliazioni, mal curati.
Man mano che lo guardi ti fa salire l’adrenalina, ma il finale ti lascia amarezza e soprattutto consapevolezza che le istituzioni hanno un doppio velo di inganno e verità.
Ti rendi conto come questi personaggi, che sono veri criminali, non combattono per la loro innocenza, ma solo per avere migliori condizioni durante la loro permanenza a vita! L’ombra dell’Eta sempre presente.
Un dramma carcerario che ha radici nella politica e che non ha eguali.
La pellicola ti ipnotizza, non ci sono effetti speciali, non c’e ne bisogno, è un capolavoro solo, cosi’ identificando la realtà cruda e vera, non ci sono scene banali, tutto al punto giusto.
I buoni si confondono con i cattivi, ma credo che dopo una ventina di minuti si comprende da che parte stare.
E’ stato vincitore di 8 premi Goya 2009 ed è tratto dal romanzo omonimo di Perez Gandul.
Cella 211 è vigoroso e a tratti davvero coinvolgente, molto crudo, ma senza cadere nella copia di altro, ti emoziona, ti sconvolge, ti intriga, ti fa inorridire con un mix di emozioni .
Ti spiazza in modo incredibile, lasciandoti sbalordito e incapace di pensare: lo dovete vedere.
E’ dedicato a Luis Ángel Puente, vigile del fuoco di Zamora (Spagna) dove il film è ambientato. Puente ha partecipato alla realizzazione ed è morto poco dopo la fine delle riprese nel tentativo di salvare due ragazzi che erano finiti nel fiume Duero. In Cella 211 il carcere è un gruppo, un organismo, dove esiste un regolamento che devono seguire tutti

L’ETA
I Paesi Baschi sono un luogo ben diverso dal resto della Spagna:“comunità autonoma
I territori compresi sono le provincie di Álava, Guipúzcoa y Vizcaya.
Nel maggio del 1962, durante la prima assemblea dell’ETA che si tenne a Bayona, in Francia, il movimento venne ufficializzato, presentandosi come Movimento Rivoluzionario Basco di Liberazione Nazionale e dichiarando di voler perseguire l’indipendenza dei Paesi Baschi attraverso la lotta armata.
l’ETA un movimento sempre più influente e organizzato. pronto a soffocare sommosse, a placare gli animi nelle strade, non utilizzando semplici “parole”

 


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