Il capo dei capi recensione film

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Il capo dei capi recensione film

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INTRODUZIONE
Il capo dei Capi è una fiction di 6 puntate andata in onda in televisione in prima serata nell’autunno del 2007.
L’ho seguita completamente, visto trattasi di un pezzo della nostra storia non ho potuto fare a meno di acquistare i Dvd corrispondenti, che guardato varie volte, in quanto abbraccia 40 anni di vita mafiosa e politica italiana, pertanto molte sfaccettature si comprendono meglio se viene duplicata la visione.


Racconta la vita e la carriera criminale di Salvatore Riina, detto Totò u’curtu dal 1943 al 1993, anno della sua cattura. Vengono messi in evidenza gli anni bui degli omicidi mafiosi, s’intrecciano si uniscono tutte le storie di giudici antimafia uccisi solo perchè contrastavano il boss. Film che basa le sue radici su vendetta, terrore, fame, potere. E’ispirato all’omonimo libro di Giuseppe D’avanzo e Attilio Bolzoni.
Ma voglio cambiare questa volta, raccontarvi passo passo ogni puntata, perchè solo in questo modo si comprende le radici del potere del boss, che in parte mi meraviglia e mi inquieta il motivo reale che lo ha spinto a diventare avido di potere e generoso con i soldi verso i suoi affiliati borghesi e politici, sarò più descrittiva nelle prime puntate, attraverso le quali si percepisce la psicologia di questo adolescente diventato troppo presto adulto.

“Non sono un infame. Non sono un pentito. Sono stato mafioso e mi sono macchiato di delitti per i quali sono pronto a pagare il mio debito con la giustizia.
Ho fiducia in Lei giudice Falcone, come ho fiducia nel vicequestore Gianni De Gennaro. Ma non mi fido di nessun altro. Non credo che lo Stato italiano abbia veramente l’intenzione di combattere la mafia.L’avverto, signor Giudice. Dopo questo interrogatorio Lei diventerà una celebrità.
Ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. E con me faranno lo stesso. Non dimentichi che il conto che ha aperto con Cosa Nostra non si chiuderà mai. È sempre del parere di interrogarmi?.
Mi chiamo Tommaso Buscetta e sono un uomo d’onore. Riina è il capo di tutto Dottore, non vi lasciate ingannare dalle sue facce da viddano. Cosa nostra è fatta come una chiesa: alla base ci stanno i soldati. I soldati sono organizzati in decine. Le decine sono comandate dai capi decine che sono le colonne. E le colonne reggono la Cupola. Totò Riina ha cominciato come un soldato e oggi sta sulla cupola. Comanda a tutti: ai capifamiglia, ai politici, ai banchieri, ai poliziotti… Pure a voi! L’hanno chiamata guerra di mafia. Non è stata una guerra, dottore. È stato un massacro. La caccia all’uomo scatenata dai Corleonesi. È Salvatore Riina la mente, giudice Falcone. Poi c’è quella bestia di Bernardo Provenzano e Pino Scarpuzzedda e Luchino Bagarella sono il braccio. Lasciate perdere Liggio che è un povero buffone.
Loro hanno ucciso il colonnello Russo, loro hanno voluto la morte di Terranova. È sempre Totò u’ curtu che ha imposto alla commissione l’assassinio di Piersanti Mattarella. È sempre U’ curtu che ha fatto uccidere il capitano Basile, l’onorevole Pio La Torre e il procuratore Scaglione. È lui che ha organizzato la morte di Dalla Chiesa per fare un favore a qualche politico di Roma.”
(Buscetta a Giovanni Falcone)

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PRIMO EPISODIO (1943-1958)
Il film inizia con la cattura e l’arrivo in carcere di Totò Riina, che incontrato il suo amico d’infanzia Biagio, inizia a ricordare tutto e con questo flash back parte la storia e il ricordo del boss.
Totò Riina è ancora un bambino quando muoiono il padre e il fratellino piccolo a causa del ritrovamento di una bomba americana: per estrarre la polvere da sparo e venderla, salta all’aria il magazzino della casa.
E’ una famiglia poverissima che vive vendendo la farina e morto il padre è lui a diventare il capofamiglia. (Predestinato a svolgere questo ruolo anche in futuro).
Dopo l’episodio, inizia ad alzare la testa contro i soprusi delle masserie vicine che rubavano sul peso del grano che lui vendeva, si procura un fucile e uccide tutte le pecore di proprietà del ragazzo con il quale si era scontrato.
Insieme al Biagio ( suo grande amico), portano avanti le rispettive famiglie.
Si alleano a loro Calogero Bacarella (Marco Leonardi) e Binnu Provenzano (Salvatore Lazzaro), anch’essi stanchi del mugnaio.
Diventano una piccola banda e l’uomo di fiducia del Dottore Navarra che comanda a Corleone,(Luciano Liggio),scorge il coraggio dei 4 giovani, il loro sangue freddo nel colpire decine di pecore e li assolda all’interno della mafia.
Per la prima volta mangiano cibo decente, hanno i primi soldi che spartiscono e già da allora il carattere di primato assoluto e di comando viene evidenziato su Totò capace già da piccolo a decidere per tutti senza lamentele.
Diventano complici, si agguerriscono contro i sindacalisti e Biagio quando si accorge che sono anche colpevoli dell’uccisione di Placido Rizzoto, si allontana dal gruppo ma nel frattempo Totò rimane ferito in uno scontro a fuoco ed è lui a soccorrerlo e salvargli la vita.
Viene arrestato e Biagio su raccomandazione di Dalla Chiesa, allora Generale semplice e giovane, prosegue gli studi.
Passano 10 anni, nel frattempo il piccolo criminale continua a scrivere all’amico il quale non risponde e che ha preso già la sua decisione: diventare carabiniere e lavorare a Corleone.
Esce dal carcere, la banda si riunisce ma lui scopre la fine di Biagio, che incontrato viene sputato vicino ai piedi,per fargli capire che vita aveva scelto. Sono stanchi di rubare il grano ai veddhani, ma hanno dalla loro parte il consigliere comunale della DC, iniziano ad organizzare una società per prendere i finanziamenti dalla Cassa del Mezzogiorno e costruire sui terreni dighe e ponti.
Si dividono da Navarra formando il partito liberale e vinte le elezioni, al vecchio boss non piace e manda ad ucciderli.
Nella masseria sono svelti, furbi veloci, in men che non si dica scappano e organizzano a sangue freddo gli omicidi del boss ormai invecchiato e tutti i suoi scagnozzi.
La base della ragnatela è stata buttata, il sangue inizia a scorrere, il filo del comando è partito, ma Totò è ancora un soldato sotto Liggio che è ricercato. La parte inizia a diventare stretta, il suo carattere iroso, di comando, di decisione inizia a formarsi con i primi omicidi e i primi obiettivi raggiunti. Non si rivolge a Liggio con la testa bassa, ma lo guarda in faccia senza paura, ha già in mente un piano, che deve completare con piccoli passi. Corleone è presa, l’ambizione cresce grazie alle prime amicizie politiche che si iniziano a formare. Arriva un nuovo commissario dell’ordine pubblico: Angelo Mangano che si dimostra pronto ad allearsi con Biagio e la sua lotta a differenza del precedente commissario che era legato mani e piedi a Navarra.
In questa puntata nascono anche i primi amori, bisogna dimostrare un poco di lato umano: Totò s’innamora di Ninetta Bacarella,Calogero Bucarella di Arcangela Riina , Biagio di Teresa che è amica intima di Ninetta.

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SECONDO EPISODIO(1963-1969)
Liggio, grazie all’appoggio del boss palermitano La Barbera, fa entrare i Corleonesi negli appalti, attraverso Vito Ciancimino, assessore ai lavori pubblici.
Ma i Palermitani non sono tutti uniti come si crede, il boss viene ucciso e gli altri si disperdono in attesa che si calmino le acque, fra i quali Tommaso Buscetta, che inizia a guardare Totò con un occhio particolare ma vigile.
Imperterrito Biagio e l’ispettore Mangano continuano a cercarlo. Arriva una soffiata dalla fidanzata Teresa e Totò rischia di essere catturato dall’amico. Ma lui è sempre un passo avanti confronto agli altri, come se avesse l’istinto di predatore e fosse pronto a percepire il pericolo, veloce e furbo.
Ninetta per non far del male all’amica, preferisce interrompere i rapporti. Totò accetta la decisione di lasciarla in pace. Già da qui si inizia a notare come la signorina Bucarella sarà importante nella vita del compagno, sua consigliera avrà un certo potere di decisione nei suoi confronti , che sin da subito non le nasconde niente.
Comunque,Totò preoccupato di nascondersi per la guerra in corso a Palermo, non pensa alla polizia e viene catturato nelle campagne sotto falsi documenti, ma è l’amico a riconoscerlo. Viene trasportano al carcere di Ucciardone, dove nel frattempo si fa grandi amici e inizia a tessere la trama dei tentacoli che ha deciso di espandere.
A causa di un suo membro della cosca corleonese che collabora con la giustizia, Lucino Maino, viene istituito un piccolo processo di mafia nel quale Liggio, Totò, Calogero e Binnu rischiano di scontare una pesante condanna per omicidio.
Ma ormai la sua mente è in defibrillazione: grazie ad un circuito di amicizie potenti, ad un avvocato in gamba e ad una lettera minatoria ai giudici, Maino viene fatto passare per pazzo e si suicida, loro sono liberi!
Nel frattempo Biagio e Teresa si sono sposati, ma la donna inizia a chiedere di andare via dalla Sicilia.
Partendo da questo episodio si inizia a recepire il potere individuale dell’uomo, che si serve di altri per le proprie esigenze ed inizia a diventare sicuro di se stesso nello sguardo e movimento. La povertà rimane nel dimenticatoio, ma è sempre quel pensiero la sua forza. Inizia a studiare i vari boss e a capire il filo mentale e tecnico da utilizzare per adeguarsi a loro, ed entrare nel cervello.Usa Ligio, ma lui pensa da solo al massimo con Bacarella e Provenzano, i suoi eterni alleati. L’epoca e i vestiti diventano più moderni. Aleggia il tradimento a causa della distribuzione delle terre.
Ma si capisce anche la fragilità e la paura dello Stato, che preferisce alleggerirsi dalle colpe di emettere una condanna solo perchè ha parlato un mafioso mettendo a rischio anche le proprie famiglie. L’adrenalina nella fiction inizia a mostrare l’orrore delle puntate a seguire. Le scene sono nitide, iniziamo a percorrere cambiamenti di modernità nella società, con mezzi, vestiti, il periodo degli investimenti edilizi.

“Voi non avete capito o è meglio dire non volete capire che cosa significa Corleone voi state giudicando degli onesti galantuomini che i carabinieri e la polizia hanno denunciato per capriccio noi vi vogliamo avvertire che se un solo galantuomo dei Corleone sarà condannato voi salterete in aria sarete distrutti sarete scannati come pure vostri familiari adesso non vi resta che essere giudiziosi.”

EPISODIO3 (1969 – 1978)
1969: Totò , Binnu e Calogero travestendosi da poliziotti, s’introducono negli uffici del boss sanguinario Cavatajo,colpevole di aver ucciso Barbate. Ma la strage è duplice, ci lascia la vita Calogero cognato e amico fidato di Riina, il quale, attraverso
l’amicizia del segretario del cimitero, riesce a far sotterrare il cadavere in zona santa, senza lasciare la firma dell’attentato. Solo Biagio capisce tutto, lui è un mafioso mancato. è entrato nelle loro menti, ossessionato talmente tanto da Riina, che riconosce i suoi metodi. Ma le prove sono sempre nascoste con omicidi.
Riina diventa ancora più assetato di brama e di potere, vuole salire sul gradino di Cosa Nostra dentro gli affari dei palermitani. Per fare questo deve procurarsi soldi: senza il permesso di nessuno, anzi senza il benestare delle famiglie, rapisce il un bambino Caruso, legato ai sentimenti del onorevole Bernardo Mattarella.
Ma tutto fila liscio per lui, invece i boss Di Cristina, Bontade , Calderone, Buscetta,i Badalamenti, hanno paura di eventuali conseguenze con l’onorevole con i quali avevano un patto. Totò grazie alla sua arguzia, alle belle parole convincenti, entra a far parte della Commissione come rappresentante di Ligio e Corleonesi.
Il passo è stato fatto, ma inizierà a pensare ad una strategia per saltare e stare davanti a tutti, il suo piano è nella sua mente, il suo potere è non fidarsi, non arrendersi, raggiungere tutti gli obiettivi prefissati, con una sola conclusione: vuole prendersi tutto. Liggio inizia a capire la sua sete di potere ,continua a impartirgli gli ordini,. ma non ha capito che è stata solo una marionetta per raggiungere determinati scopi e grazie ad una soffiata lo fa arrestare. Ora ha i soldi per iniziare il suo futuro: sposare Ninetta che è sempre al corrente di tutto. Inizia a farsi amici i soldati delle altre famiglie riempendoli di soldi e favori, grazie a loro uccide i due boss: Di Cristina e Calderone, gli unici a non essere convinti dalla figura di Totò e lui non ci pensa due volte. Il potere diventa sempre più vasto, più uccide più è soddisfatto e si sente più forte e sicuro. Una puntata dove il suo piano fila liscio minuto per minuto. Una puntata in cui si comprende che il suo amico Biagio lo vuole catturare,
ma è come se fosse l’unica persona che vuole vedere viva infatti dice:” Lo sai perchè ti lascio vivo?Tu per me sei come la televisione, più la guardo e ti guardo e più mi convinco che ho fatto bene a scegliere la vita mia invece della tua.”
Ma secondo me lui è legato da un filo morboso all’amico: deluso perchè non l”ha seguito nella mafia, ma ricorda che da piccolo gli ha salvato la vita e non ha lo ha abbandonato da solo a morire in mezzo alla piazza, confronto agli altri amici che sono scappati. Nel frattempo si unisce a Biagio e alle sue indagini commissario Boris Giuliano.

EPISODIO 4 (1979 – 1981)
Iniziano le stragi contro lo stato e i boss per scavalcare tutto e tutti. La droga è diventato il nuovo business e in accordo con i Marsigliesi anche la Sicilia fa i suoi affari. Ma i corleonesi si devono accontentare di una piccola raffineria, di un chimico prestato e solo di qualche chilo. Vuole di più Totò e pensa a come comportarsi e cosa fare: una guerra spietata.
Si inizia a parlare di parenti americani.
“L’organizzazione criminale di stampo mafioso italo-americana nacque come un’associazione di mafiosi siciliani emigrati
negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo principalmente dalle regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania) alla fine del XIX secolo; è stata importante anche l’emigrazione forzata di boss mafiosi dalla Sicilia dovuta alla dura repressione del prefetto Cesare Mori durante il periodo fascista. L’emigrazione era per molti mafiosi, una volta individuati, l’unica via di scampo per salvarsi dalla prigione.”
La guerra della mafia allo Stato prosegue con l’assassinio dei giudici Terranova e Costa, quindi Totò, nonostante
le perplessità di Binnu uccide i boss Bontade ed Inzerillo.
Viene ucciso anche da Luchino Bacarella (fratello di Ninetta cresciuto nel frattempo e portato a lavorare per la famiglia) il commissario Boris, il quale non vuole dare tregua nella lotta contro la droga.Dà i suoi ordini preciso, come se fossero compiti, vuole rimanere solo senza nessun capo sopra a lui. Lui è il cavallo scalpitante e selvaggio ma di sicuro vincente.
Lo hanno capito in molti, i quali lo hanno seguito affiancandosi e proteggendolo come uno scudo rimbalzante.
Gli americani iniziano a preoccuparsi di questo movimento in Sicilia, preoccupandosi degli affari e dei legami affidabili di Cosa Nostra. Mandano il rappresentante delle 5 famiglie a parlare con Totò Jhonny Gambino, (il capo non un capo), il Corleonese deve convincerlo di aver fatto la cosa giusta.
“Quello che doveva succedere è successo. Vossia deve tonare in America tranquillo, le cose che abbiamo fatto, le
abbiamo fatte per il bene delle famiglie. Troppe teste a comandare, la mano destra che non sa quello che fa la sinistra.
Troppi piccioli spesi male, gli sbirri che a poco ci mangiano. Stavamo per perdere tutto : noi e voi.
Ora però la testa è una ed è una anche la mano. POSSIAMO darvi fiducia.”
Ora è Corleone che comanda. Un uomo nato dalla campagna senza nessuno studio, è riuscito con la sua psicologia e trappoli mentali a prendersi tutto e anche con il permesso della mafia americana. Un uomo arguto che ha imparato tutto dalla strada e dalla povertà è diventato ora il Capo dei Capi, il capo di tutte le famiglie, l’uomo che decide chi deve vivere, chi deve morire chi deve salire in politica, qua vanno gli appalti, qua vanno i soldi e che tiene in pugno”qualche politico di Roma”.

EPISODIO 5 (1982 – 1987)
Ed eccoci qui arrivati negli anni ’80. Alcuni episodi descritti in questa parte sono nel ricordo di qualcuno per averli
ascoltati in tv , nei tg nazionali, iniziamo a vedere o ricordare gli eventi tragici che hanno fatto storia.
Toto è sempre più forte, unico a comandare e decidere, il capo indiscusso che comanda la Commissione composta da:Michele Greco, Brusca, Di Maio ,naturalmente Binnu e Provenzano .
Lui è sempre più feroce, non ha ripensamenti, decide e gli altri uccidono: l’onorevole Pio La Torre, il prefetto Dalla Chiesa e il giudice Rocco Chinnici. Ora tolti di mezzo tutti i capofamiglia, non resta che fare la guerra a quella “piccola” parte dello Stato
che non è coinvolta e che cerca di combattere la mafia. Ma è rimasto Buscetta che è scappato in Brasile a causa di tutti gli eventi accaduti. Stermina la sua famiglia e tutti gli affiliati al clan, sciogliendo i loro corpi nell’acido.
Buscetta viene arrestato e chiede di voler parlare solo con il Giudice Falcone, che intanto ha creato un pool di mafia con
Montana, Cassarà, Biagio, Borsellino.
Buscetta è un uomo d’onore ma ha il cuore avvelenato e diventa collaboratore di giustizia, facendo luce su tanti anni di omicidi e lupare bianche. Le cose che dice sono sconvolgenti per tutti e diventano la prova della ferocia, potere e crudeltà di Riina, che diventa alquanto nervoso e incattivito.
Vengono emessi 366 mandati di cattura compreso Vito Ciancimino, nella sua breve carriera di Sindaco di Palermo.
Grazie a Falcone e Borsellino e a tutte le informazioni reperite, aprono nel 1986 il processo contro Cosa Nostra, ormai
dichiarata ufficialmente esistente, visto che a Roma avevano denominato pazzi i giudici, dicendo che la mafia non esiste, solo perchè aiutava e SOVVENZIONAVA determinati politici ( forse è per questo che ora siamo bastonati dalle tasse….dobbiamo sovvenzionare noi..)
Ma Biagio ha ancora la fissazione per la cattura , per questo ha rovinato anche il suo matrimonio, Teresa andò via da casa, facendo crescere il figlio lontano da Palermo, ma solo per tornare con il marito dopo tanti anni.
Totò lo vuole vedere Biagio, dopo tanti anni è diventata la sua persecuzione, chiede ai suoi bracci destri di portarlo in casa ma senza fargli del male , non lo ha mai fatto e non ne ha intenzione. Ha sempre uno sguardo strano quando pensa a lui. Come di rimpianto e delusione per l’amicizia perduta. Ma durante il tentativo di cattura fallisce e Biagio rimane gravemente ferito.
In questa puntata il potere di Riina non si discute, vediamo lo Stato Italiano diviso in due: politici che sono saliti grazie alla mafia e cercano di nascondere determinate cose, giudici che non vogliono firmare mandati di cattura e invece dall’altra quella fetta che non ha mai voluti privilegi insieme ai loro giudici imperterriti come il grande Falcone e Borsellino, che vogliono vederci chiaro ed arrestare tutti.
Genuina la parte che fanno i due amici, anzi sono riusciti a trasmettere l’amicizia e la vitalità di questi due grandi personaggi che hanno fatto storia e tragica fine, solo per far rispettare la legge.

EPISODIO 6 (1988 – 1993)
Siamo al termine di una carriera criminale, l’uomo troppo sicuro di se stesso, del proprio dominio, sbaglia a scegliere alcuni suoi compagni.Lo vediamo tremendamente invecchiato, molte scene sono state prese dalla realtà e dai tg.
La somiglianza che hanno creato con l’uomo reale è incredibile. Biagio rimesso dall’agguato non lavora più in polizia, a causa del danno subito alla gamba, ma è diventato la mente del Giudice Falcone, per trovare e investigare sui conti correnti stranieri della mafia.
Ma ci sono altri giudici che vogliono ostacolare Falcone e il suo pool, in quanto legati mano e piedi a Totò Riina.
Lui è nella sua villa segreta, non esce mai, basta un suo cenno, una sua parola per fare partire il suo esercito.
Non si sporca più le mani, è diventato grande ma ancora con il cuore feroce e duro. Binno inizia ad accusare un poco di sofferenza nei confronti di questa guerra contro lo stato che non si blocca mai: un giudice vuole emettere una legge, lo fanno fuori, ne arriva un altro e fanno lo stesso. Il cerchio non si chiude e pone il comando che ha fatto storia:uccidere Falcone e Borsellino. Due attentati riusciti con clamore a causa delle tonnellate di esplosivo adoperate.
Immagini riprese da repertorio dimostrano la forza che ha portato Totò a fare tutto quello che voleva.
Queste ultime due stragi hanno segnato in un certo senso la sua “Sconfitta”. Arriva l’esercito in Sicilia,Totò fa avere allo Stato, tramite Ciancimino e il capitano Li Donni un “papiello”, con le sue condizioni per per porre fine alle stragi.
Ma viene preso un suo soldato, Balduccio Di Maggio, che rivela il nascondiglio di Totò.
Dopo giorni di sorveglianza la squadra del Capitano ultimo lo arresta, ma lui in quegli attimi non pensa che è la polizia, infatti chiede”Chi siete chi vi manda?” Ci mandano “Borsellino e Falcone”. Abbassa le spalle e si fa coprire per essere portato in prigione.
La scena finale riporta quella iniziale del film: Biagio e Totò invecchiati che si rincontrano.L’uomo è sempre rigido e serio.

Biagio: Mi riconosci? Allora mi riconosci?
Riina: Quanto ti diede lo stato per la gamba nuova.
Biagio: Te lo ricordi quando morì tuo padre con la bomba? Ti ricordi quello che mi dicesti? Mi dicesti che tuo padre
lo ammazzò la fame, ma tu ti sei mangiato tutto, Totò, cristiani, cose… tutto Corleone, Palermo, la Sicilia la dignità
l’onore, la mia vita e pure la tua. E adesso che ti rimane? Me lo sai dire totò.
Riina: Il rispetto.
Biagio: il rispetto, il rispetto di chi? Dei tuoi amici?
Il rispetto da famiglia? E dove sono i tuoi amici ora? I politici il potere non ci sono?
Perdesti tutto Totò; sei rimasto solo, anzi, anzi no, ti sono rimasto solo io. Per questo mi hai lasciato campare?
Non è cosi? Perché avevi paura, paura di restare solo.
Riina: Ma io un viddano sono, uno con i pili incritati le cose sono andate cosi, ma niente e per sempre,
le cose cambiano si possono aggiustare, e io aggiusterò pure sta situazione.
Biagio: Allora tieni te lo lascio, pigliatelo, e l’unica cosa che puoi provare ad aggiustare
Riina: Biagio chi e stato il giuda?chi mi ha tradito?
Biagio: Tanto prima o poi doveva succedere Totò.
Termina così la fiction, con un ultima scena di Binnu che prende un documento importante dalla cassaforte dell’amico : una lista?

Il capo dei capi recensione film

Descrive la storia dell’uomo che a piccoli passi si prende tutto. L’uomo che prima si associa con una fetta dello Stato, ma dall’altra parte come un bolide o carro armato rastrella tutti quelli che pongono dei paletti nella sua carriera: dai politici ai colleghi mafiosi, ma quello che viene messo anche in evidenza è l’aiuto economico che ha dato a tanta gente, in questo senso non era egoista come gli altri boss che si costruivano case splendenti e rubinetti d’oro, affermava che il patrimonio di Cosa Nostra doveva essere spartito fra tutti: i picciotti e le loro famiglie non dovevano andare a rubare, la gente della Sicilia, non doveva morire di fame,lui stava creando uno Stato con il proprio popolo, esercito, leggi e tutti dovevano stare bene.

Certo una cosa sorprendente è la storia di una persona mia amica che ha vissuto a Palermo negli anni di piombo.E’ stato stupefacente quando le ho chiesto se loro avessero avuto paura in quel periodo, la sua risposta è stata:” Ma cosa dici, anzi eravamo più tranquilli prima che ora. Ricordo che non c’era nessun problema di rapine, furti, dormivamo con le finestre aperte, la popolazione era protetta, ora invece c’e’ solo un grosso numero di delinquenti che ti ammazzano per Euro 100.
A noi non è mai successo niente, la guerra era fra loro e contro lo Stato, anzi la polizia neanche ci pensava , erano solo incentrati e preoccupati alle catture dei boss e luogo tenenti di mafia. Per anni le forze dell’ordine erano presenti fisicamente ma fantasmi sulla popolazione.
Sono rimasta inorridita, ecco perchè in Sicilia si parla di omertà, è normale il popolo si è sempre
sentito più protetto dalla mafia. Possibile una così mancanza di fiducia nei confronti dei rappresentanti dell’ordine pubblico?
Con queste parole sono riuscita ad interpetrare meglio il film e la storia.
Lui l’uomo dal cuore di pietra è diventato così dopo il tragico dolore della morte del padre e del fratellino, causata secondo dalla fame, perchè è stata la fame a far vendere la polvere da sparo e morire per portare un poco di cibo alla famiglia.
Da qui prende la sua decisione: nessuno lo fermerà, la Sicilia diventerà sua insieme a tutta l’italia.
Sarà la fame la sua forza, il suo coraggio, la sua cattiveria il sangue freddo, che lo porta da semplice soldato a capo potente tirando i fili dei manichini di politica e potere, uomini, polizia. Prende le decisioni con freddezza, prima con la collaborazione di Binno ma poi sempre e tutto da solo, elimina sul campo gli avversari, una guerra personale contro tutto e tutti; la moglie è il suo braccio destro, in situazioni la sua guida e appoggio, consapevole di tutto, nessun lamento, E’ la sua forza tutto questo.
Lui però è un uomo profondamente protettivo nei confronti della famiglia, ama la moglie e figli, tutto per non
fare mancare niente e proteggerli, eppure non vediamo nessuna scena di tenerezza fra i due durante il film,
come se fosse stato realmente così, incapace di dimostrare i sentimenti buoni, trasmessi solo con gesti o semplici parole.
Oppure è stata una cornice della pellicola, che si è volta incentrare su altre situazioni.
Una guerra che una buona parte dello Stato non ha avuto intenzione di combattere, in quanto ha basato la sua
forza con l’aiuto dei mafiosi, pertanto vediamo una figura strana: lo Stato diviso in due, una parte con la mafia contro se stesso e un’altra contro la mafia ma sempre contro se stesso.
Una situazione ambigua, le mie parole forti sono queste: le conseguenze dell’avidità dello Stato le
stiamo vivendo ora!
Oggi non ci sono mafiosi intermediari fra noi e lui, oggi c’e’ solo lui che è diventato il boss incontrollato della nostra vita, dei nostri soldi, della nostra salute: i rappresentanti del parlamento parlano solo per se stessi, la vera situazione mafiosa di oggi ha le sue origini nel passato ma le sue radici in una istituzione che dovrebbe proteggerci, invece sono dei vampiri.
Un film come questo bello, vero, strutturato, significativo, che ci fa comprendere passato e presente
non lo vedevo da tempo, superbo, ricco di eventi, posizioni, da seguire nei minimi dettagli per comprendere
il filo di partenza e l’arrivo.
Sono le due figure portanti della pellicola: boss e poliziotto che insegue Riina, rovinandosi la vita ossessionato dalla sua cattura, manda all’aria i propri desideri, la propria famiglia ed è l’unico rimasto vivo. Riina nel suo fondo gli vuole bene, perchè ricorda come da piccolo gli abbia salvato la vita e trova sempre delle scuse quando viene consigliato di ucciderlo, non vuole, lo lascia sempre vivo, ha come malinconia nei confronti dell’amico che ha scelto si seguire un ‘altra strada invece di allearsi.
Entri nel film grazie alla bravura del registra e degli attori: senti la stessa rabbia, dolore, emozioni, la paura di quando le sorti degli uomini vengono decise solo con un gesto, una parola a doppio senso.
Crudele la felicità dei bracci destri di Riina che festeggiano e brindano con bottiglie ad alto costo la morte di uomini grandi come Falcone e gli altri che hanno fatto seguito. Il boss vuole essere l’unico, vuole rifarsi di tutte le umiliazioni subite nel passato, di accuse, quelli rimasti si alleano e successivamente inizia la guerra contro quella parte dello stato che non vuole scendere a patti.
Grandi uomini, magistrati, poliziotti perdono la vita solo per decidere di emettere leggi che limitano il loro campo di azione.
In questo film infatti si unisce la storia di grandi uomini, non solo la sua , come Mangano, Falcone, borsellino,
Ultimo, Dalla Chiesa, Pio.Disgustosi i discorsi di alcuni politici che affermavano che la mafia non esisteva, era un ‘invenzione dei magistrati ,in quanto solo una semplice guerra fra pastori e zone, ma era solo per coprire il tutto: sono stati messo a capo
del nostro governo uomini che ci facevano affari con loro, soldi, potere, hanno ricevuto appoggi per le campagne
politiche e votazioni.
La mafia non è solo stata in Sicilia come si credeva, ma il filo parte da là per abbracciare in una ragnatela
tutta l’italia, è questo che ti fa comprender il film finalmente ed io mi sento italiana solo quando ascolto l’inno della nazionale di calcio.
Lui l’uomo dal ghigno stampato in faccia, dallo sguardo spietato pronto con un segno di sopracciglio a sfidare tutti.
Lui è Salvatore Riina il quale dice”Quando fa male un dito è meglio tagliare tutto il braccio,”
L’uomo dalle decisioni gelide e fredde, caparbio, crudele, si sente forte contro lo Stato e i suoi nemici,
Vuole raggiungere i massimi poteri e dove ci sono problemi o ti leva di mezzo o ti riempe la pancia di soldi. E’ lui ad avere portato i politici avanti, comandati a marionette e pronti a risolvere i suoi guai.
Lui l’uomo che entra in commissione solo per rappresentare Liggio, ma poi diventa componente e senza permesso decide le uccisioni. Lui che la commissione vuole uccidere, ma rimane uccisa in quanto è stato puntato tutto sul cavallo vincete,
Un uomo che trascina e convince anche Jhonny Gambino, il capo americano, a farsi dare fiducia e comando!
Da qui non lo fermerà nessuno.
Nonostante tutto comprende che quello che ordina non è semplice, ma sono decisioni importanti :
“Ammazzare un cristiano non è una cosa semplice o divertente, Io decido qua a morire qua a comanda, chi a campa!”
Una storia bagnata da una scia di sangue incontrollabile, un bambino caparbio che sin da piccolo decide le sue sorti e ne è capace.La sua vita non è stata facile, il potere va conquistato e mantenuto . Un uomo con una lunga latitanza, volutamente coperta da uomini di altro grado, in un certo senso costretti a proteggerlo in quanto avevano da perdere,
Lui uomo che non accetta il minimo tradimento, ha sempre qualcuno che gli racconta tutto ed ha un fiuto
per i nemici e i tranelli incredibile!La tensione nella totalità del film è stupefacente.
Gioè ha dichiarato che non è stato facile interpetrare determinate scene, è Siciliano e insieme ai suoi
colleghi hanno avuto un brivido quando hanno dovuto festeggiare con lo champagne la morte di Falcone.

La prima fiction in cui la classe politica italiana dell’epoca viene messa al pari di un’associazione criminale.
Per l’attore è stato difficile Interpretare una persona che si è nascosta per anni e stato complicato trovare i materiali su cui prepararsi. Faticava a credere che quel contadino ignorante fosse in realtà il capo della mafia italiana e non solo.
Alcuni membri della classe politica, in particolare Mastella e Cuffaro, hanno contestato la fiction “Il capo dei capi” dicendo che la Sicilia doveva diventare celebre per le arance e non per la mafia,
La nostra società tende a rimuovere gli esempi negativi, ma alla fine a dare la giusta lettura a una vicenda è il contesto.
La parte piu’ interessante non e’ la vita ed il metodo di Toto Riina per “fare carriera” ma il degrado e la corruzione diffusa che viene mostrata durante lo svolgimento di tutto il film.
La mafia non esisterebbe e con ci sarebbero i Boss se la societa’ in cui si inseriscono fosse onesta e sana,
invece Riina usa la corruzione e la paura per vivere una vita normale, fa i figli nell’ospedale centrale di Palermo, si sposa in Chiesa, compra case, vince appalti e lavora con i politici.
Questa e’ la vera Italia che ne viene fuori dal film, Riina e’ solo una comparsa sullo sfondo a confronto di tutta la decadenza mostrata nel film.

Qualcuno ha definito questa fiction pericolosa, in quanto mostrano anche un lato umano dei mafiosi, e potrebbero
essere considerati da una determinata fascia d’età degli eroi, addirittura volevano bloccare la serie, ma non credo che bisogna guardare solo film dalla parte di polizia e carabinieri, mostrare la realtà non è pericoloso, anzi si arriva ad una constatazione di fatti seri molto più profonda, fatti che volevano essere oscurati con il passar degli anni.
Certo vieterei la visione a una determinata fascia di età: è orribile sentire adolescenti parlare utilizzando e copiando famose frasi ed espressioni del film.
Di cosa ha paura lo Stato? Che esca fuori qualche lista? Ormai nella nostra coscienza di italiani abbiamo capito
tutto o almeno spero che si siano stati aperti gli occhi.
Ho letto che il personaggio di Biagio Schirò è ispirato almeno in parte a quello dell’agente di Polizia Biagio Melita, che nel 1963 riconobbe realmente Riina ad un posto di blocco e lo fece arrestare .
Nella sesta puntata, successivamente all’arresto di Totò Riina, vengono trasmesse le reali immagini di 3 telegiornali italiani che commentarono il fatto.

COSA NOSTRA
“E’ l’organizzazione mafiosa più pericolosa. Ha sede principale in Sicilia,
ha una struttura piramidale, con al vertice la cosiddetta commissione che raccoglie i capi più importanti e alla base migliaia di uomini, che ne costituiscono l’esercito.
Dotata di precise regole di comportamento con un territorio sul quale esercita un controllo .
Ha una struttura organizzata di tipo verticale, con commissioni provinciali e una commissione regionale.
La commissione provinciale di Palermo è quella più potente.
L’origine della mafia risale al XIX secolo, quando la nobiltà siciliana si trasferì nelle città,
lasciando occupare le terre ai locatari terrieri i successivi “boss”, che guadagnarono ampi diritti.
Con il pretesto di proteggere gli agricoltori e contadini dal malgoverno feudale e dalla nobiltà, costrinsero
gli agricoltori a pagare gli interessi per il contratto di locazione e a mantenere l’omertà.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, furono gli americani a dare nuova vita alla mafia, permettendo così la sua ascesa. Il boss mafioso Luciano, che si trovò in carcere negli Stati Uniti, e gli altri collaboratori cooperarono con le autorità americane e stabilirono i contatti con Cosa Nostra in Sicilia, che si occupò di preparare lo sbarco alleato in Sicilia. Come segno di ringraziamento, i criminali non solo furono rilasciati dal carcere, ma ricevettero anche dei posti importanti nel governo siciliano del dopoguerra – nacque così un sistema di criminalità organizzata, corruzione e politica che lasciò un segno indelebile in Sicilia fino ad oggi.

DVD

Le immagini sono nitide, chiare, non sono presenti nessun tipo di fotomontaggi,. il sonoro degli spari e la visione del sangue è abbastanza reale, nelle prime scene si cerca di portare la pellicola in un ambiente dell’epoca, con colorimeno vivaci, abiti stinti, visi sporchi di terra, per dimostrare la povertà e il lavoro duro solo per un piatto di farina.
Produttore: Universal
Età consigliata :per tutti (ho dei dubbi)
Formato: 3 DVD
Pubblicato: 25/10/2012
Durata: 600 minuti
Formato :1.78:1 – 4:3 Colore Colore Lingue E Audio Italiano Dolby Digital 2.0
Sottotitoli :Italiano non udenti

Ho pagato il cofanetto Euro 30,00 circa e nelle immagini di copertina ci sono sempre i due amici che hanno preso strade diverse: Totò e Biagio.
Ogni dvd contiene due puntate, la possibilità di scegliere le scene.
Usura non esiste, in quanto dopo la visione della fiction, ho guardato i dvd corrispondenti sia io che mio fratello, tantissime volte , l’ho prestati e sono intatti, i dischi non si sono rovinati assolutamente.

SPEZZONI DI FRASI CHE MI SONO RIMASTE NELLA MENTE.
Toto Riina (Claudio Gioé)
Provenzano: “A Vito Ciancimino gli hanno dato dieci anni e, se non lo sai, ieri a Roma hanno approvato pure una legge per proteggere i familiari di quegli infami che se la stanno cantando!”
“Noi Corleonesi contro tutto lo stato!”
Riina: “I Corleonesi un hannu bisognu du u statu, ava cent’anni ca facciamo e leggi senza bisogno di scriverle e
siamo noi che le facciamo rispettare, siamo noi che decidiamo: qua va a crepare e qua va a vivere, qua va a
pigliare gli appalti e cu riesta un morto di fame, chi se ne deve andare a Roma e cu riesta cul culo per
terra annu a trattare cu mia, Binnu: “Qui lo stato sono io!”

Toto Riina (Claudio Gioé)
“Certe cose, prima se fanno, e poi se dicono”

Ogni tanto esageriamo tutti quanti con le parole, ma le parole alla fine che sono? Fiato..
E il fiato vuol dire che siamo vivi

La fame, la nostra forza è la fame.

Per Fare la guerra bisogna essere in due , quando si accorgeranno che è scoppiata , sarà già finita

CURIOSITA’
Secondo Antonio Marziale, sociologo, presidente dell’Osservatorio sui diritti dei
minori e componente della commissione ministeriale che ha redatto il Codice Tv e Minori,
“il messaggio offerto agli adolescenti dalla fiction è pedagogicamente distruttivo
e non può essere affatto definito d’impegno sociale. La messa in onda di
un film porno in prima serata avrebbe prodotto sicuramente effetti meno nocivi”.

Totò Riina, dalla sua cella nel carcere di Opera, ha seguito “Il capo dei capi” ogni giovedì,
non perdendo neanche una puntata. Alla fine si è detto compiaciuto
dell’interpretazione di Claudio Gioè e ha gradito la fiction.
E voi se lo avete visto…avete gradito?
La colonna sonora è creata da Luigi Seviroli,molto palpitante, s’integra con le scene creando un’atmosfera di adrenalina, ma nello stesso drammatica, facendoti rabbrividire, in quanto si accosta bene, nel ritmo alle varie atmosfere sceniche del film.
In tutti e 3 i dvd, viene presentato un trailer, con vari pezzi di discorso e stragi, che riassume in poche immagini
la durezza e violenza rappresentata nel film, il potere raggiunto e lo sguardo di un Totò invecchiato sempre più tagliente e oscuro, come se la sua anima fosse inesistente e non provasse nessun tipo di sentimento..solo e solo
brama di potere, neanche vendetta verso persone specifiche, ma solo vendetta contro la vita e contro chi le diseguaglianze di chi è povero e di chi è ricco e lui ha deciso di raggiungere il massimo dei beni materiali ma anche di sentimenti come”io sono il numero uno”.
In tutta la trama è molto evidente il dialetto siciliano, ma io non ho avuto bisogno nè di interpreti nè di antologie, ho compreso bene le parole, visto che si avvicina molto al mio salentino.

Attori
Claudio Gioè: Totò Riina
Daniele Liotti: Biagio Schirò
Simona Cavallari: Teresa
Salvatore Lazzaro: Bernardo Provenzano
Marco Leonardi: Calogero Bagarella
Gioia Spaziani: Ninetta Bagarella
Claudio Castrogiovanni: Luciano Liggio
Francesco Scianna: Leoluca Bagarella
Paolo Ricca: Luciano Maino
Alfredo Pea: Vito Ciancimino
Domenico Centamore: Giovanni Brusca
Alessandro Lucente: Antonio Schirò
Francesco Foti: Stefano Bontade
Alessio Caruso: Salvatore Inzerillo
Massimo Venturiello: Angelo Mangano
Vincent Riotta: Tommaso Buscetta
Francesco Sciacca: Salvatore La Barbera
Maurizio Nicolosi: Baldassare Di Maggio
Orio Scaduto: Tano Badalamenti
Andrea Tidona: Giovanni Falcone
Gaetano Aronica: Paolo Borsellino
Imma Piro: Francesca Morvillo
Vincenzo Ferrera: Giuseppe Montana
Bruno Torrisi: Ninni Cassarà
Mimmo Mignemi: Giuseppe Di Cristina
Giacinto Ferro: Michele Navarra
Pietro De Silvia: Boris Giuliano
Biagio Barone: Pio La Torre
Maurilio Leto: Pippo Calderone
Pierluigi Misasi: Carlo Alberto Dalla Chiesa
Claudio Angelini: Cesare Terranova
Biagio Pelligra: Pietro Scaglione
Carmelo Galati: Placido Rizzotto
Antonio Berardinelli: Silvio Albertini
Natale Russo: Apuzzo
Maurizio Marchetti: Michele Greco
Gianfranco Jannuzzo: Salvo Lima
Nino D’Agata: Ignazio Salvo

 


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